La Pozione Polisucco pt.2 (di onestà, comprensione e scelte complesse)

Insomma dicevamo, si possono amare più persone contemporaneamente?

La risposta non è uguale per tutti, come molte cose nella vita. Sì, insomma, tutto è relativo, ognuno vive l’amore a modo suo e noi siamo tendenzialmente open-minded.

Per quanto mi riguarda però sì. Penso di poter amare più persone contemporaneamente senza togliere amore a nessuno. Bravi, storcete pure il naso, ci sta.

Il fatto è che l’Amore (ma sì, passiamo alle maiuscole a caso) non è un insieme chiuso, non c’è una quantità massima di energia erotica e sentimentale che verrà ineluttabilmente spartita se entrano in gioco più persone. Almeno, non credo che per me sia così. Forse l’amore non si divide fra più persone, forse si moltiplica.

Così, quando Best Boy e Bbello mi hanno detto “prenditi il tuo tempo per capire chi scegliere” io ho pensato di essere davvero fortunata. Ma mi sono anche chiesta “devo proprio scegliere?”, poi per correttezza ho fatto questa domanda ad alta voce.

Lo so cosa state pensando.

uè, bella, non si può mica avere capre e cavoli

Ma pensateci. (E qui mi sale l’antropologa). Non si può è in realtà un altro modo, un po’ più perentorio, per dire non è normale, non è comune, non è prassi, la gente normalmente sceglie, quindi lo devi fare anche tu.

 

Ma io sono una donna innamorata, anzi, doppiamente innamorata quindi non mi interessa granché cosa sia prassi e cosa non lo sia, l’unica cosa che veramente mi interessa era ed è tuttora come si sentono le persone coinvolte. Loro stanno bene? Anzi, loro cosa vogliono?

[segue conversazione realmente avvenuta, più o meno così]

Bb: “Ma voi cosa preferireste? Nel senso: le opzioni sono 3.

  1. O prendo una decisione ora, ma non sarebbe ponderata, forse non sarebbe quella giusta, perché AD ORA io non so cosa voglio, ma se me lo chiedete, ovviamente lo faccio.
  2. Smetto di frequentarvi e cerco di mettere in chiaro le idee. Fermo restando che potrei non ritrovarvi qui quando sarò pronta.
  3. Continuo a frequentare entrambi cercando di capire quale delle due relazioni desideri portare avanti.”

Non era più solo una mia decisione, era la decisione di tutti. E loro hanno scelto l’opzione 3. Loro hanno spontaneamente deciso di sottoporsi a lunghe sessioni di possibile gelosia e rodura di fegato, pur di avermi accanto, pur di continuare a passare del tempo con me.

Pazzi? Innamorati? Spaventati? Non lo so. Il punto è che hanno scelto liberamente. Io ho dato loro gli strumenti e loro li hanno usati. Non sta a nessuno giudicare se hanno fatto o meno una cazzata, o meglio sta a loro, ma a loro solamente.

Quando si parla di amore e relazioni l’unico metro di giudizio della cazzata è il dolore.

Quanto mi fa male questa decisione? Quali sono i miei benefici e quali i sacrifici? Io così ci sto bene? Per ora sì, si sono risposti. E poi…

“se e quando ci accorgeremo di non star più bene, semmai la situazione ci andasse stretta te lo diremo”.

Tutto questo si svolgeva davanti a un gin tonic e due spritz, quindi il livello di tensione era abbastanza basso. Nessuno si è picchiato, nessuno si è incolpato, nessuno si è arrabbiato. C’era un sacco di imbarazzo però. Da parte di tutti e 3. Della serie, ohmioddio ma come ci si comporta in una situazione del genere? Siamo tipo super avantissimo o siamo dei cretini? E io: potrò baciarli? E in che ordine? Dici che uno si offende se bacio prima l’altro? Vabbè lasciamo stare non bacio nessuno.

Così è iniziata la mia situazione poliamorosa (provvisoria). Si chiama così, esiste, it’s a thing e per alcuni funziona. Di che si tratta? Ve lo spiegheremo nella prossima puntata, insieme ad un’altra serie di cose buffe. (Questo post era un po’ più serio, ma tornerò al consueto fancazzismo, lo giuro)

BTW, quando sono tornata a casa ho detto a Best Boy della paranoia che mi ero fatta sulla storia del bacio

Bb: “Insomma, avevo una voglia assurda di baciarvi entrambi, ma mi pareva brutto…”

Best Boy: “Basta non ci fai baciare fra di noi…!”

L’umorismo signori. L’umorismo è quello che ci salva, sempre.

La Pozione Polisucco. (di amore, tradimento e soluzioni creative) PT.1

Sono sempre stata una traditrice seriale. Voglio dire, tutte e dico TUTTE le mie storie sono finite per un tradimento. Non voglio nobilitarmi per carità, bella stronza a tutti gli effetti, ma c’è da dire che i tradimenti in questione erano più spesso sentimentali che carnali. A onor del vero, eh.

La cosa è questa: mi innamoro, tantissimo, di tutti, uomini e donne, ma questo lo sapete già. Mi piacciono gli essery hoomani, un po’ meno dei gatti, ma sempre tantissimo. Paio Natalie Dormer nel video di “Someone New”, solo un po’ meno topa.

Potete capire la quantità di senso di colpa e auto-slut-shaming di cui ho sofferto. Forse, FORSE, la vergogna per non riuscire a mantenere in piedi un rapporto che fosse uno senza gettarmi fra le braccia di qualcun*altr* è stata una delle cause principali della mia non-accettazione, che ha poi portato alla Grande Depressione del 2014.

Comunque, senza degenerare nell’autoanalisi. Veniamo al punto.

Ho conosciuto una persona, che qui (ma non solo qui) chiameremo Bbello. Bbello lavora con me, è alto, bello, sorride che ti toglie il fiato, ha le lentiggini (!!!!) e mi fa sentire come una fangirl quindicenne ad uno spettacolo teatrale di David Tennant che fa Shakespeare, per capirci.

Ecco, Bbello, dice, si è innamorato di me e la cosa è reciproca.

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Quando abbiamo iniziato a frequentarci in maniera totalmente clandestina, una parte di me (quella un po’ meno teen) e buona parte delle mie amiche mi hanno fatto da angioletto sulla spalla

Bb, ma che GATTO fai?!?

La perplessità nasce dal fatto che io CE L’HO GIÅ IL FIDANZATO. E mica uno qualsiasi. Io ho il Best Boy, che è (ricordiamolo) il best buy dei maschi, la mia dolce metà, il migliore amico, il mio punto di riferimento, quello che mi fa sempre ridere e che amo alla follia e che non lascerei mai.

Vi dirò di più, con lui avevo performato ben due anni di fedele fedeltà, gettando me stessa, amici e parenti in uno stato di confusione mista ad incredulità, mista a commozione. I miei genitori stavano stappando lo spumante.

Ma come si suol dire, la gatta perde il pelo, ma non il vizio, ed eccomi di nuovo innamorata e ricambiata, eccomi di nuovo difronte alla solita estenuante scelta: sicurezza o novità? Punto di riferimento o brivido della scoperta? Amore o innamoramento?

Quando ti trovi in situazioni del genere, la massa delle tue amicizie e conoscenze si divide come le acque davanti a Mosè. Opinioni e consigli piovono da ogni parte e in ogni direzione.

[Ricordati Bb, che ciascuno, quando dà consigli, si basa sulla propria esperienza, e a manovrare le parole, come un ventriloquo, intervengono paure e insicurezze, che nulla hanno a che vedere con te. Tutti i consigli, sempre, dovrebbero essere presi con le pinze. Chissà cosa hanno dentro gli altri.]

Quindi le ho sentite tutte: resta col tuo uomo, scegli quello nuovo, tieniteli tutti e due, ma che combini, basta che non ti fai male, a me sta cosa non mi convince, prendi tempo etc etc.

Ciononostante sono riuscita a stilare una top 3 dei consigli ricevuti, che esporrò in ordine di esilarantezza (esilaranza?) crescente:

MEDAGLIA DI BRONZO a Machinegun e il suo lato oracolare: “mah, secondo me tu e Bbello vi avvicinerete, vi allontanerete, poi vi riavvicinerete di nuovo, vi lascerete e riprenderete fino a che, alla fine vi metterete insieme definitivamente. E io dirò: l’avevo detto!”

MEDAGLIA D’ARGENTO alla mia cara amica TeraTera che più che un consiglio ha espresso un colorito commento da contessina: “Ahò, certo che c’hai popo la f**a d’oro”.

MEDAGLIA D’ORO E BOH, BACIO ACCADEMICO al mio Psichiatra: “Lo vuoi un consiglio clinico? Tieni i piedi in due staffe e non farti sgamare finché non capisci cosa vuoi veramente”. Della serie, io non volevo metterti le corna, ma me l’ha detto il medico.

Quindi il piano era questo: seguire la mia prescrizione alla lettera, non farmi sgamare e cercare di capire nel profondo che cosa volessi veramente. Purtroppo nessun piano va mai a buon fine nella vita di Bb e long story short sono crollata in lacrime fra le braccia di Best Boy, che prevedibilmente aveva comunque già capito tutto da solo, e gli ho detto di essere innamorata di un altro.

Ora, in una storia qualsiasi a questo punto io non ti amo più, lasciamoci, mi aggrappo alla nuova liana e vediamocomeva. Giusto? Sbagliato! Visto che a noi le cose normali, eh un ci garbano, e Best Boy è l’uomo migliore del mondo, la conversazione seguente è andata più o meno così:

BestBoy: “Senti Bb, quando ci siamo messi insieme io lo sapevo che tu non sei, ehm, propriamente monogama, me l’hai sempre detto. Prima o poi questo giorno sarebbe arrivato, quindi la cosa più saggia da fare è farci i conti. Tu mi ami ancora?”

Bb (in lacrime): “Sì” sob sigh

BestBoy: “E cosa provi per lui?”

Bb: “Non lo so, ma credo di essere innamorata anche di lui”

BestBoy: “Allora prenditi il tempo che ti serve per capire cosa vuoi”

(e Bbello, in un secondo momento mi ha detto più o meno la stessa cosa)

#cheragazzafortunata

#maunvaffanculono?

Il fatto è che io sono DAVVERO innamorata di entrambi.

Eccoci, l’ho detto. Lo dico, senza problemi. Si può essere innamorati di due persone contemporaneamente, succede, può succedere. Anzi, ¾ delle relazioni finiscono perché non possiamo smettere di innamorarci di altri, di qualcuno che non è il/la nostr* partner. Come se la biologia ci tirasse da un lato e la società dall’altro. Perché prima o poi Bb, dovrai scegliere, mi dice la Società, non puoi tenere i piedi in due staffe per sempre. Non si possono amare due persone allo stesso tempo. Non. si. Può. Non funziona. Non è giusto. Non va bene. Non ha senso. No. No. No. No.

O sì?

[to be continued]

(Sì, ma che c’entra la Pozione Polisucco? Nessuno cambia aspetto in questa storia, o sì? Pazientate miei giovani padawan(s), nel prossimo episodio capirete, lo prometto)

Cosa (non) vuol dire essere bisessuale

Dopo lunga assenza arieccomi. Questo è un post che desidero scrivere da tanto tempo, per mettere in chiaro 2 o 3 cose sulla bisessualità e sui molti pregiudizi che incombono su questo tema.

Premetto che il problema è, come sempre, nella disinformazione. Se ne sa poco, talmente poco che è molto difficile scoprirsi bisessuali, figuriamoci definirsi tali. Lo so, lo so, nella vostra testa si sta formando quella domanda.

“Ma perché è così importante etichettarsi”?

Vi fermo subito e ve lo spiego:

  1. sapere che cos’è e cosa non è la bisessualità ci risparmia giorni, mesi e anni di tormento interiore. Mi piacciono i ragazzi o le ragazze? Sono gay o etero? Vedete, la nostra testa funziona un po’ in modo esclusivo: bianco/nero, giorno/notte, o è così o e è cosà. Prima di farsi venire in mente che forse non c’è bisogno di scegliere sempre fra due opzioni ce ne vuole. Fidatevi.
  2. etichettarsi significa anche riconoscersi come parte di una comunità. Sebbene la comunità bisex non sia fra le più numerose o manifeste nella scena LGBTQI, esiste. Far parte di una comunità può portare al confronto, allo scambio di pareri o storie personali, al sentirsi meno soli e più compresi. Roba da niente, insomma.

Ecco ora un elenco di cose non-propriamente-vere o molto fastidiose che comunemente vengono pensate, dette, chieste a proposito della bisessualità. Cercherò di chiarire le mia posizione senza andare su tutte le furie, lo prometto. Ah, vado in ordine sparso.

Cosa vuol dire che sei bisessuale?

Mi piacciono sia le donne che gli uomini. Simple as that.

È una fase.

Vedete, quando vi dicono che è una fase, sono solo preoccupati che resterete “strani” per sempre. Questa affermazione non deve condizionarvi. Lo sapete voi se è una fase o no. Nessuno ha gli strumenti per giudicarlo, tranne voi. Ad esempio, la mia fase dura da tutta la vita. lunghina, eh?

Tutti in un certo senso sono bisessuali.

Sbagliato. Per come la vedo io tutti siamo potenzialmente pansessuali. Vale a dire che in teoria possiamo innamorarci o avere attrazione sessuale per uomini, donne, trans, intersessuali e compagnia bella. Ma fra quello che il nostro corpo e la nostra testa ci permettono e come stanno le cose veramente ce ne passa. Mi spiego meglio, alcune persone scelgono (non sempre liberamente) o seguono la propria inclinazione e questo basta loro. Per alcuni sono gli uomini l’oggetto del desiderio, per altri le donne. Per alcuni sono entrambi, statece.

Ma ora che stai con un uomo sei “tornata etero”?

Non funziona così. Non è un interruttore che posso spegnere e accendere in base a con chi esco! Ho una relazione con una donna, divento magicamente lesbica, poi ho una relazione con un uomo e grazieaddio sono di nuovo normale! Nein, miei cari, se mi piacciono sia gli uomini che le donne, noterò sia gli uomini che le donne, fantasticherò su entrambi e mi potrò innamorare di entrambi. Questo non toglie che, proprio come tutti gli altri, se scelgo di avere una relazione stabile con qualcuno, io resti fedele alla persona che amo, di qualunque genere sia. E questo mi porta alla prossima simpaticissima osservazione:

I bisessuali sono promiscui per natura, vanno con tutti!

Certo, esattamente come i gay si innamorano di ogni uomo che passa sotto il loro naso. *sarcasm* Vi svelo un segreto: anche noi abbiamo dei gusti, ci piacciono alcuni uomini e alcune donne. Quello che non ci piace è la gente con i pregiudizi, quindi chi la pensa così può sentirsi al sicuro: non lo/la rimorchiamo.

I bisessuali sono solo gay che non hanno capito o accettato ancora di essere gay.

Personalmente questa è quella che preferisco, perché ha l’aggravante di venire anche e spesso sentita all’interno delle comunità LGBT. Un po’ si ricollega al discorso della “fase”. Può essere anche così, per alcuni. Identificare la propria inclinazione sessuale è un processo complicato e lungo, e spesso sì, graduale. Questa considerazione però non deve far cadere nell’errore di fare di tutta l’erba un fascio. Se per qualcuno la bisessualità è uno step per arrivare ad accettare la propria omosessualità, non significa che sia per tutti così. Alcune persone sono bisessuali e continuano ad esserlo, indipendentemente dal sesso della persona con cui si vedono, indipendentemente dalla loro storia relazionale e indipendentemente da quello che pensano gli altri. Non credere nella bisessualità ha un nome, si chiama bifobia ed è una cosa brutta.

Come fai a sapere che sei bisessuale se non sei mai stato con una persona del tuo stesso sesso?

Tu come facevi a sapere che sei etero quando eri vergine? Seriously gente, pensate prima di chiedere queste cose “-.-. Uno se ne accorge se gli piacciono sia gli uomini che le donne prima o poi, no?

Ecco, per ora non me ne vengono in mente altre, ma se ho scordato qualcosa vi prego di commentare e farmelo notare e provvederò a rimediare asap.

Spero di aver chiarito qualche dubbio e di aver detto tutto.

Ah, dimenticavo di fare coming out. Ciao mondo, io sono Bbisessuale!

 

Quando un gatto se ne va

Oggi ho affrontato la morte del mio gatto Ettore.

Non è la prima volta che dico addio a un animale domestico: ci sono stati Arancio e Rosa, i due canarini (indovinate di che colore avevano il piumaggio?), e qualche pesce rosso; ma stavolta è diverso.

Ettore ha vissuto 13 anni, ed è stato il primo gatto della mia vita. Con lui ho scoperto il mondo dei felini, le gioie e le risate che sono i Bastardi Baffuti sanno regalare. I graffi, le richieste disperate di cibo, i giochi più o meno violenti, le galoppate all’una di notte su e giù per i corridoi, i viaggi in macchina con sottofondo miagolato, le fusa, i colpi di musetto e le strizzate d’occhio. “Ehi umana, mi fido di te, ti voglio bene, ma non dirlo troppo in giro, ho una reputazione da mantenere”.

Questo post sembra tanto un tema delle medie, lo so, ma forse è dovuto al fatto che quando Ettore è entrato nella mia vita avevo 13 anni (ironia della sorte!) e ripensarlo mi catapulta allo stato emotivo di quando ci siamo incontrati.

Ho sempre sentito dire frasi come “quando il mio gatto/cane se n’è andato ho sofferto così tanto che poi non ne ho ripresi più” e “se non hai mai perso un animale non puoi saper cosa si prova”; “alla fine era di famiglia”. Tutto vero, se penso che perderò un giorno anche Bast.Baff e Baby Baff. mi vengono i brividi. Sono pezzi di cuore, ti dimostrano, a modo loro, che ti amano, comunicano e si affezionano, ti fanno ridere e preoccupare. E non vivono per sempre, nessuno lo fa, in realtà.

Ma non rinuncerei mai ai ricordi che ho di loro per paura di soffrire ancora come ho sofferto oggi pensando al mio Ettore. Ogni gioia vale la pena di essere vissuta, proprio perché finirà.

Quella di oggi è una piccola lezione di vita, l’ultimo grande regalo del mio fratellino peloso.

Le (dis)avventure di Bebo e Biba: l’amore-lampo

In casa mia ci sono due nuovi inquilini, si chiamano Bebo e Biba.

Bebo e Biba hanno rispettivamente 23 e 27 anni, si amano tanto e hanno deciso di convivere, pur conoscendosi da soli 3 mesi. E’ stato “amore a prima vista”, “un colpo di fulmine” dice Bebo.

Bebo ne sa di amore. Lui cita su Faccialibro Fabio Volo e con un maestro così, anche io sarei in grado di riconoscere immediatamente l’Amore, quello con la A maiuscola, dice Bebo.

Biba è sicura della sua scelta: alla mia ingenua domanda «ma non hai paura che litighiate? O che vi lasciate?» lei ha risposto con ammirevole fiducia «ma noi abbiamo seguito il cuore!». Ah, scusa.

Bebo non ha animali in casa e lui e il Bastardo Baffuto non si capiscono tanto. «Ma perché non mi da retta?» chiede Bebo. “Ma che vuole questo da me?” pensa Bast.Baf.

Biba non sa fare la differenziata, butta le bottiglie Parmalat dentro la carta, ma è solo perché non sa “quale sia il cestino della plastica”, dice. Bebo getta tutto nell’umido, “prima o poi si decomporrà”, pensa. In effetti sono fatti l’uno per l’altra.

Bebo e Biba si amano molto. Litigano tutti i giorni però, dicono.

Best Boy ha detto che a giugno, massimo luglio si lasciano. Io, in fondo in fondo spero di no, alla fine sono simpatici Bebo e Biba, con il loro essere un po’ naif e un po’ tamarri aggiungono materia narrativa a questo blog e tanto colore alla casa.

Di mestruazioni, coppette e taboo

già la domenica è pallosa, ma la domenica col ciclo, diocenescampi.

Una non ha voglia di far nulla, e quindi scrive un post, tanto per non perdere le buone abitudini.

Ieri su facebook ho beccato questo video da Hello Giggles che parla del ciclo mestruale, di come gli uomini non ne sappiano nulla, e come talvolta non ne sappiano nulla neppure le donne. Parla di quanti problemi crei il taboo sulle mestruazioni, nelle società a noi lontane e in quelle vicine. Parla di ragazze che smettono di andare a scuola dopo il menarca, perché la loro cultura o la loro religione ha fatto loro credere di essere impure.

D’altronde, basta pensare al disagio che avrà colpito i miei potenziali lettori maschi nello scoprire che questo post parla di mestruazioni. Ew. Bleah. Chissenefrega, che schifo, non lo leggo per capire quanto questa tematica sia spaventosa anche nella nostra radiosa civiltà occidentale.

E poi di quando, sussurrando come se stessi cercando di comprare la ddròga:

“…..ehi, scusa, hai un assorbente per caso?” 

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Ed è così da sempre, se parli di mestruazioni lo devi fare a bassa voce, perché è un argomento-taboo, di cui nessuno vuole sentir parlare.

Mi ha colpito molto l’articolo letto su Huff Post, di una ragazza indiana che ha corso la maratona di Londra con il ciclo e senza assorbente , sfidando l’imbarazzo (suo e degli altri) che l’avrebbe costretta a rinunciare al suo sogno di partecipare a quella gara, oppure correre scomoda e compromettere la sua performance. Atti di femminismo straordinari.

Noi non abbiamo bisogno di correre maratone, ma chiedere un assorbente ad alta voce non è una sfida così spaventosa, perché, a ben pensarci, non c’è nulla di cui vergognarsi ad avere bisogno di un Lines.

Un’altra cosa che si può fare per migliorare il rapporto con il nostro ciclo mestruale e con quei giorni è smettere di usarlo, l’assorbente.

(se c’era qualche uomo a leggere, bravo. Ma ora puoi anche interrompere, che questa parte non ti riguarda proprio).

Già, non comprate più assorbenti, ecco perché:

  1. sono scomodimaremma scomoda: le ali si attaccano alle gambe, o ai peli, o agli slip e lasciano una striscia di adesivo che non si stacca più. Se non hanno le ali, se ne vanno in giro, si staccano e ti costringono a risistemarli in continuazione, come se avessi un insetto nelle mutande.
  2. sono costosi. avete mai calcolato la vostra spesa annua in assorbenti?
  3. inquinano. vi siete mai domandate dove finiscono tutti gli assorbenti che vengono usati nel mondo? e quanto ci mettono a degradarsi? Vi è mai capitato di vedere assorbenti galleggiare in mare? A me sì, ad Ostia, e resta uno dei peggiori incubi della mia infanzia. [attenzione: ora a questo problema si può ovviare, se proprio non potete fare a meno degli assorbenti, comprateli biodegradabili e compostabili come quelli delle marche Vivicot Bio (intorno ai 2,60€ /14pz, li trovate anche alla Coop) o i Fiordiluna (4,60€/14pz) acquistabili anche su e-shop di biocosmesi, come Mondevert.]
  4. provocano allergie e irritazioni.

La soluzione?

No tranquille, non sto suggerendo di non mettere nulla, ma di passare alla coppetta mestruale. Che cos’è? Come si usa? Quanto costa? Dove si compra? Ma non è fastidiosa? Tutte queste domande possono avere risposta con una semplice ricerca su Google; non scriverò l’ennesimo post che spiega perché la coppetta mestruale è talmente tanto conveniente, che più la uso più non capisco perché non la usino tutte.

Chià
Per altre meraviglie della Chià, ecco la sua pagina, qui, e tante fusa per avermi concesso di usare questa sua.

Vi dirò solo che 3 mesi fa l’ho dimenticata a Roma la coppetta, a casa dei miei, e when you go Cup, You never, ever ever come back to Pads, che sono davvero fastidiosi questi assorbenti, e me l’ero scordato, perché la coppetta non la vedi e non la senti, non irrita e non porta infezioni, non la devi buttare, ma solo svuotare, e ci puoi andare a yoga senza che dai leggings si veda nulla! E quando l’hai provata, ti rendi conto che assorbenti e tamponi sono proprio obsoleti, e ti senti anche un po’ superiore a quelle che ancora non lo sanno, e quando te ne chiedono uno puoi rispondere che no, non ce l’hai, perché tu usi la coppetta mestruale.

E mi raccomando, dillo ad alta voce.

A volte ritornano (Bback). Di procrastinazione e ansie varie.

Non faccio in tempo ad assentarmi un po’ che WordPress cambia l’interfaccia per scrivere. Maledetto internet, che va sempre più veloce.

Un meccanismo perverso della mia mente è entrato in gioco con questo blog, come in ogni sfera della mia vita, cercherò di riassumerlo in modo schematico:

Per un po’ non faccio una cosa -> non la faccio per tanto tempo -> ho la sensazione di essere rimasta indietro -> mi viene ansia a pensarci -> evito di pensarci -> non la faccio più -> l’ansia aumenta.

Evidentemente uscire da questo loop non è facilissimo, ma nell’ultimo anno ho imparato alcuni trucchi:

  1.  Rimpicciolire l’obiettivo. Mi spiego: se resto indietro con gli esami, e penso che ne devo fare, per esempio 6, e sono già in ritardo, vengo schiacciata dall’idea di quei 6 esami, che mi faranno ritardare tantissimo, ed è impossibile riuscire a farli in tempi brevi! VERO, PERO’ l’ansia da 6 esami può essere raggirata se penso che il mio prossimo obiettivo è 1 esame, magari da soli 6CFU. Posso farlo? Certo. Posso cominciare oggi? Certo, why not? Mica devo fare 300 pagine, devo solo cominciare. Fra niente e poco, meglio poco.
  2. Abbassare le aspettative su me stessa. Sì, qualsiasi cosa debba fare la posso fare ora, ma non deve essere fatta benissimo. Posso correggermi dopo, basta che inizio.
  3. Gratificarmi. che è più difficile che rimproverarmi di non aver fatto abbastanza.

 

Mmmm, ma che c’entra tutto questo col Bb(i)log?

Ho iniziato a mettere questo spazio nello stesso calderone delle cose-da-fare insieme allo studio per i famosi 6 esami, gli impegni come Station Manager di uRadio, la formazione per fare l’educatrice ambientale con Legambiente Siena  e mi sono scordata che questo non è un impegno, è un gioco, è divertimento. E poi come ricomincio? Mi serve un post-bomba, un argomento fighissimo, non-so-che-scrivere, c’ho il blocco dello scrittore e blablabla, la mente corre veloce quasi quanto i programmatori di WordPress. 

Quindi me la sono cavata con un post sulla procrastinazione, che è un problema di tutti no? No? PROCRASTINATORI, YOU’RE NOT ALONE.